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La terapia

  • il ricovero

    Nei pazienti anziani il ricovero in ambiente ospedaliero va attentamente valutato perché potrebbe provocare importanti complicanze sia di tipo fisico che di tipo psicologico.

    Il ricovero è indicato, soltanto, nelle seguenti 3 situazioni:

    1. Somministrazione di chemioterapie intensive che richiedano un controllo stretto ed immediato delle possibili gravi complicanze (in genere emorragiche od infettive)
    2. Patologie intercorrenti legate alla malattia del sangue (ad esempio una grave infezione) o casualmente associate ad essa (ad esempio una patologia cardiaca). In questi casi un periodo di ricovero, generalmente di breve durata e in un reparto specializzato, può consentire la risoluzione del problema con maggior sicurezza e prontezza.
    3. Interventi chirurgici programmabili, che migliorino la qualità di vita senza gravi complicanze.
  • il day hospital

    Il Day-Hospital consente di “ricoverare” il paziente per un periodo di poche ore o comunque destinato a concludersi nell’arco di una giornata, con ritorno alla propria abitazione per la notte. Ciò consente di effettuare terapie impegnative, tenendo il paziente sotto controllo per il tempo necessario, senza tuttavia costringerlo ad allontanarsi dal suo normale ambiente e stile di vita.
    Nei pazienti anziani il Day-Hospital è la modalità ideale di gestione di tutte le terapie non eseguibili di routine a casa, quali trasfusioni, chemioterapie, idratazioni.
    Inoltre, è fondamentale per dimettere precocemente quei pazienti ricoverati in seguito a gravi complicanze, una volta superata la fase acuta e la complicanza sia in fase di risoluzione.

  • l'ambulatorio

    Molte malattie del sangue nei pazienti anziani possono e devono essere gestite in regime ambulatoriale, con esami e visite periodiche.
    Questo, però, può essere fatto solo a determinate condizioni:

    1. Gli ambienti dedicati all’attività ambulatoriale devono essere accoglienti, puliti ed ordinati, alla stessa stregua del Day-Hospital e dei reparti di degenza.
    2. Il singolo paziente deve essere seguito nel suo decorso sempre dallo stesso piccolo gruppo di medici. In questo modo si crea un rapporto personale e di fiducia, indispensabile a far accettare al paziente anche i lati spiacevoli della malattia e della terapia.
    3. L’anziano deve poter andare da solo all’appuntamento ambulatoriale. Questo lo aiuta, dal punto di vista psicologico, a sentirsi meno “malato” e meno “di peso” alla famiglia.
    4. Il medico ambulatoriale, oltre a preoccuparsi dell’aspetto clinico e terapeutico, deve sapere incoraggiare il paziente anziano perché conduca una vita il più possibile normale. In alcuni casi, l’aspetto psicologico può diventare più importante di considerazioni puramente cliniche.
    5. La famiglia deve essere coinvolta nel controllo della terapia a casa da parte del paziente, nel controllo di un’adeguata alimentazione e di un adeguato apporto idrico, nel mantenimento della normale attività fisica e nel sostegno psicologico.
    6. Il medico di famiglia deve essere sempre contattato e coinvolto dall’ematologo nella diagnosi e gestione ambulatoriale. La sua presenza è molto importante soprattutto laddove ci sia bisogno di un suo primo intervento a domicilio in caso di complicanze.